Qui il carrello è la cosa sbagliata da costruire.
Un negozio può spendere tutto in un carrello che non usa nessuno, perché la domanda che ha la cliente non la risolve un pulsante.
La risposta breve
L'intimo si compra con 2 dubbi attaccati: mi andrà bene, e chi vede che l'ho comprato. Un carrello non risponde a nessuno dei due, ed è per questo che tanti restano lì inutilizzati.
I negozi che qui vendono online davvero vendono dentro un messaggio.
La taglia è una domanda, non un menù a tendina
Le taglie cambiano da marchio a marchio e quasi tutte le clienti la propria la sanno solo per approssimazione. Davanti a un menù a tendina e senza nessuno a cui chiedere, chi è prudente chiude la pagina invece di rischiare.
La stessa persona lo chiede volentieri a una commessa. La domanda non imbarazza quando c'è qualcuno che risponde.
La riservatezza sposta il posto in cui si compra
Una conversazione sembra privata come un modulo con la carta non sarà mai, e in una città piccola questo pesa più che altrove. La discrezione fa parte di quello che si vende.
Costruisci sull'abitudine che hanno già
Da Intimo Bruna le clienti scrivevano già invece di compilare moduli, quindi mandarle a un carrello avrebbe voluto dire progettare per un'abitudine che non hanno.
Ogni pagina prodotto passa a WhatsApp con l'articolo già scritto nel messaggio, così la proprietaria non deve chiedere quale. Merce e prezzi restano aggiornati dal telefono.
Cosa c'entra tutto questo con gli altri negozi
La lezione non riguarda l'intimo. Riguarda il guardare come i tuoi clienti comprano già e costruire quello, invece di comprare il carrello che ti vendono tutti perché ce l'hanno tutti gli altri negozi.
Dicci come ti sono arrivati davvero gli ultimi 10 ordini, e ti diciamo se un carrello ti sarebbe servito. Chiedi un audit gratuito.
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